Prima lettura Is 55,1-11
Salmo responsoriale Da Is 12
Seconda lettura 1Gv 5,1-9
Vangelo Mc 1,7-11

Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento.Ricercate Jahvé mentre si fa trovare, invocatelo mentre è vicino» (ls 55,6). E’ di questo momento di vicinanza che Marco ci parla, del momento nel quale Jahvé si è fatto vicino all’uomo, in modo da «farsi trovare» in Gesù di Nazareth. 

Infatti Marco non parla dell’incarnazione o della natività, come invece fanno gli altri vangeli, ma ci presenta improvvisamente un uomo, si può dire un uomo qualsiasi, del quale si conosce solo il nome (assai comune) di Gesù e il luogo di origine, che per un ebreo suona abbastanza squalificante: infatti «che cosa può venire di buono da Nazareth?». Quest’uomo ci è presentato mentre si mette in fila con tutti i peccatori, per farsi battezzare da Giovanni. Così fino dal suo primo apparire, Gesù ci viene mostrato in tutto lo scandalo della sua umanità, senza segni visibili della sua grandezza, senza particolarità o fulgori di gloria: solo l’anonimità di un uomo solidale con tutti gli altri uomini; così inizia la sua presenza tra gli uomini e questo sarà lo stile di tutta la sua vita. Dice giustamente Paolo che lui, che non conobbe peccato, è diventato «peccato per noi» (1 Cor 5,21) e si è fatto per noi maledizione. Marco stesso dirà, alla fine, che fu annoverato tra i malfattori. Gesù quindi è uomo e sta con gli uomini, non solo per modo di dire o in un modo generico; si trova tra di noi e da una parte ben precisa: nel nostro essere peccatori, nella parte più profonda e fallimentare di noi. Non si potrebbe presentare il mistero dell’incarnazione in modo più breve e più efficace. Gesù inizia il suo cammino tra gli uomini immergendosi totalmente nella realtà umana: si mette in fila tra gli altri e scende nell’acqua del battesimo. ... «venne da Nazareth di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni» (Mc 1,9). Perché Gesù va a farsi battezzare da Giovanni? Forse anche Giovanni si chiede «perché»: «... io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?». Il battesimo, come lavacro e remissione dei peccati, non è tanto più efficace quanto più è giusto chi lo somministra? Giovanni ne fa quasi una questione personale. Ma Gesù lo richiama a una diversa, più profonda visione dei momento, perché vede il disegno del Padre. Gesù scende nell’acqua del Giordano e quell’acqua è qui, di nuovo, l’acqua delle origini, dalla quale è nata la vita; è la matrice prima, brulicante di vita ancora indifferenziata e inconscia. In quest’acqua Gesù s’immerge e questa Giovanni gli versa sul capo. Non è solo purificazione (di che cosa egli dovrebbe purificarsi? o sarebbe solo un moralistico «dare l’esempio»?). Questo gesto, l’acqua versata sul capo, è riassunzione totale e cosciente della vita così come è dagli inizi, ed è santificazione e compimento di ogni potenzialità vitale latente. Dell’uomo totale, perché il bambino prima di nascere è cullato nell’acqua del grembo materno, avvolto e protetto da essa. Così entrare nell’acqua è rinascere (Gv 3,5). Ed ecco allora che si aprono i cieli. Il Figlio è sceso nell’acqua, dalla quale nasce la vita; ha accettato di immergersi nella vita così com’essa è, con tutto il suo fluire che non rifugge da nessun abisso, ma lo ricolma e continua a scorrere verso la sua meta; acqua che per scorrere sceglie la via più bassa, più umile; che, scorrendo, si intorbida e poi torna limpida e di ogni fango che l’aveva macchiata fa limo fecondo. Gesù accetta e santifica, con il suo immergersi, tutto di questa vita. Allora si aprono i cieli e inizia la sua missione. L’evangelista Giovanni, parlando del battesimo, dice: «Questi è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con acqua soltanto, ma con l’acqua e il sangue» (1 Gv 5,6). Infatti da sempre immergersi nella vita vuol dire accettare la morte; e il Figlio di Dio, prendendo la carne umana, prende su di sé anche la morte umana; così questo battesimo è la prefigurazione di quello che sarà l’altro suo battesimo: la morte cruenta sulla croce. Così, adempiendo totalmente alla condizione umana, il Figlio rende testimonianza al Padre. Questo è il senso profondo e misterioso del battesimo di Gesù, ed è per questo che si aprono i cieli; e «... poiché tre sono quelli che rendono testimonianza: lo Spirito, l’acqua e il sangue, e questi tre sono concordi» (1Gv 5,7 8), il Padre pronuncia sul Figlio la parola nuova: «Tu sei il figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto». L’apertura dei cielo, chiuso sopra l’uomo, è la grande attesa messianica ormai appagata: «Se tu squarciassi i cieli e scendessi!». Così la terra entra finalmente in contatto con il cielo. Al suo vero «innalzamento» verso il cielo, sulla croce, similmente si squarcerà il velo del tempio. Su Gesù scende lo Spirito sotto forma di colomba, simbolo, nell’AT, dell’amore e della presenza di Dio. Nella scena del battesimo è già data in breve la struttura del cammino di Gesù fino alla fine. Il suo è, dunque, un battesimo secondo lo Spirito santo, nel quale il rito esterno dell’acqua vuole soltanto significare qualcosa di più profondo e segreto, che avviene in colui che accoglie la parola del Padre. Lo Spirito che viene conferito nel battesimo a Gesù sarà, dopo la risurrezione, conferito come principio vitale nuovo a tutto il popolo di Dio. Ma che cos’è lo Spirito santo che ci viene conferito nel battesimo? E’ lo Spirito che adempie i tempi ultimi di Dio, è la forza stessa di Dio che promuove dall’interno, con soavità e vigore, l’adempimento del tempo messianico. Perciò la descrizione del battesimo di Gesù è anche il prototipo di quello che deve essere il battesimo di ogni cristiano: esso è esperienza della morte e risurrezione di Gesù Cristo, è la nostra pasqua, che ci fa figli di Dio comunicandoci il suo stesso Spirito; ed è degno di nota il fatto che lo Spirito santo venga citato spessissimo in questo testo. Questo ci indica il ruolo determinante che lo Spirito aveva nella chiesa primitiva. Questo è l’insegnamento cristologico fondamentale che Marco vuol dare alla sua chiesa fin dal principio: essere figli di Dio significa vivere lo stesso spirito che Gesù ha ricevuto nel suo battesimo e vissuto nella sua esistenza; è riscoprire la dimensione orante di figli che si abituano a chiamare Dio «Abbà». Questo battesimo di Gesù non è quindi altro che la porta stretta del vangelo, attraverso la quale bisogna passare per capire Cristo e seguirlo. Lo spirito di Dio, che all’inizio della creazione aleggiava sulle acque primordiali dalle quali è scaturita la vita, che è sceso su Gesù al momento del suo battesimo quando egli ha accettato la missione di farsi fratello degli uomini fino all’effusione del sangue, è lo stesso Spi¬rito che ogni cristiano riceve nel momento del battesimo e lo fa figlio di Dio e fratello di ogni uomo e lo aiuta a vivere secondo la volontà divina per avere con Gesù pienezza di vita ora e sempre. Padre d’immensa gloria, tu hai consacrato con poten¬za di Spirito santo il tuo Verbo fatto uomo, e lo hai stabilito luce del mondo e alleanza di pace per tutti i popoli; conce¬di a noi che oggi celebriamo il mistero del suo battesimo nel Giordano, di vivere come fedeli imitatori del tuo Figlio prediletto, in cui il tuo amore si compiace.