a cura di Suor Anna Razionale
“I giovani portano una sete nel loro cuore e questa sete è una domanda di significato e di rapporti umani autentici che li aiutino a non sentirsi soli davanti alle sfide della vita”. Questa espressione di Benedetto XVI e le indicazione offerte nella relazione precedente sono sufficienti a giustificare il profilo e gli atteggiamenti propri dell’educatore  che opera nella scuola/FP cattolica salesiana e che cercheremo ora di tracciare, anche se a grandi linee.


Il titolo offerto porta già in sé gli elementi essenziali di questo profilo: corresponsabilità,  professionalità, testimonianza, ma mi sia permesso inquadrare il senso di queste parole in un contesto di riferimento, quasi una premessa che dà senso al tutto.

Parto da una domanda: la scuola, i centri di formazione professionale possono ancora costituire per le nuove generazioni un punto di riferimento importante per la loro crescita? La nostra risposta immediata è certamente positiva ed è vero che possono esserlo, ma perché lo siano effettivamente non possono venir meno le condizioni che li rendono tali.  Certamente tanti eventi ci spingono a parlare di “emergenza educativa”, ma la lettura non contestualizzata di tanti  fenomeni rischia di paralizzare e non permette di identificare spinte al cambiamento e piste per ritrovare il giusto orientamento. Non possiamo, infatti, non tener conto del contesto in cui i ragazzi e i giovani sono inseriti: non si può negarlo, né immaginarne uno diverso ponendosi in un atteggiamento di sterile conflitto. In classe entra la fragilità emotiva della famiglia attraverso la fragilità emotiva dei figli; entra il pluralismo delle culture attraverso la molteplicità delle provenienze; entra il peso culturale dei “new media” attraverso la quantità di informazioni – frammentate e senza un ordine, ma numerose – dei ragazzi stessi. Allora quale scuola, quali centri di formazione professionale per questo tempo frammentato e disorientato? Quale educatore per questo tempo in cui le persone agiscono seguendo le proprie emozioni senza riuscire a trasformarle in parola? Per questo tempo di benessere in cui la crescita delle persone costa tanta fatica e sofferenza? Per questa civiltà della comunicazione che lascia i più giovani troppo soli nel costruire il loro progetto di vita? 
Per essere all’altezza delle sfide di oggi, la scuola deve avere il coraggio di reinterpretare la sua funzione educativa e sociale per questa stagione della nostra società e per le attuali nuove generazioni. Anche le nostre scuole, i nostri centri di formazione professionale devono ri-esprimere il loro essere “luoghi di elaborazione culturale critica,

maturata nel confronto costante con la visione cristiana della persona, dell’esistenza, della storia, e di costruzione di professionalità secondo un progetto di vita ispirato ai valori del Vangelo” ; se vogliono osare un progetto educativo di qualità hanno bisogno di Educatori ricchi di competenza educativa e al tempo stesso di umanità e di cultura.

Per delineare, a grandi pennellate, il profilo, gli atteggiamenti – e di conseguenza la formazione dell’educatore nella scuola e nella formazione professionale salesiana -  faccio mie le istanze emerse dal III Congresso Scuola e Formazione professionale in Europa FMA e SDB e svoltosi in Spagna dal 25 al 28 febbraio 2010, il cui tema era proprio “Il profilo e la formazione dell’educatore/educatrice nella scuola e nella formazione professionale salesiana in Europa”. Credo sia importante ormai collocare anche i nostri orizzonti nel cammino che le due Congregazioni (FMA – SDB) stanno realizzando già da dieci anni attraverso la Commissione Scuola/Formazione professionale a livello Europeo, un cammino forse poco conosciuto nei suoi risvolti, ma che nella realizzazione dei tre Congressi ha affrontato  e messo in evidenza temi di grande portata e rilevanza . Proprio a partire da questa riflessione emergono due elementi di fondo che garantiranno il futuro della scuola salesiana:
Il primo riguarda lo stesso “essere” della scuola/FP: l’identità salesiana e la sua missione educativo-evangelizzatrice;
Il secondo concerne la qualità del servizio educativo che offriamo in relazione alla vita quotidiana scolastica
Questi due aspetti – identità e qualità – non hanno senso in se stessi come realtà che si “sommano”, ma come realtà che interagiscono, vale a dire:

  • la nostra scuola/FP non sarà “salesiana” se non   offrirà un’educazione di qualità
  • e la qualità educativa della scuola/FP salesiana non sarà tale, se mancheranno anche solo alcuni degli elementi che determinano la sua identità.
  • Pensiamo pertanto ad una scuola che

non è solo un luogo dove si convive ed apprende, bensì un ambiente, un clima dove tutte le persone possono crescere integralmente e sviluppare il proprio progetto di vita;
va oltre i concetti e promuove l’esperienza di uno stile di vita, di un nuovo modo di apprendere e di costruire la società;
in definitiva, non educa per se stessa, ma per la vita, dando concretezza e realtà “agli onesti cittadini e buoni cristiani” che Don Bosco ci ha lasciato come missione carismatica.



IL PROFILO DELL’EDUCATORE

Di qui scaturisce il profilo dell’Educatore salesiano che si fonda su quattro assi portanti: la persona, il/la professionista, il cristiano/a, il/la salesiano/a.
Quattro ambiti che offrono la visione integrale della figura dell’educatore, considerato non solo dal punto di vista della sua funzione educativa, ma dal punto di vista dell’essere e dell’agire. Pertanto si considera l’educatore come: persona che esercita una funzione professionale in una istituzione ecclesiale, con una connotazione esplicita come credente e infine in sintonia con l’identità salesiana e la proposta educativa della scuola/FP


1° Asse: LA PERSONA

Quando guardiamo al profilo della persona dell’educatore parliamo di una persona capace di:

  • coltivare la propria crescita personale in tutte le dimensioni della vita: affettiva, spirituale, culturale, sociale
  • assumere l’impegno educativo come fonte di senso e di realizzazione del proprio progetto di vita
  • partecipare corresponsabilmente nella vita e nella missione della comunità educativo-pastorale
  • Una persona, quindi, che acquisisce ed esprime in modo valutabile alcune competenze:
  • apertura e disponibilità allo sviluppo della propria maturità personale integrale
  • capacità di valorizzare tutte le possibilità di autoformazione e di coltivare un processo continuo di formazione
  • impegno nell’autovalutazione e una costante attenzione ad una mentalità di cambio
  • capacità di riflettere operativamente sulla propria azione educativa
  • relazione empatica e accogliente verso tutti i giovani. Non può suscitare voglia di imparare il docente che non sa entrare in rapporto con i ragazzi, se non sa stabilire con loro quella comunicazione cordiale che mette in moto i meccanismi più vivaci dell’apprendimento e della crescita.


La consapevolezza di sé come persone, nell’ambito della scuola, permette di rendere la scuola/FP, scuola per la persona e delle persone. Il documento della Sacra Congregazione per l’educazione cattolica dal titolo “Educare insieme nella scuola cattolica: missione condivisa di persone consacrate e fedeli laici”, a cui, in alcuni di questi punti farò riferimento, a questo proposito così recita: “La scuola mira a formare la persona nell’unità integrale del suo essere, intervenendo con gli strumenti dell’insegnamento e dell’apprendimento là dove si formano i criteri di giudizio, i valori determinanti, i punti di interesse, le linee di pensiero, le fonti ispiratrici e i modelli di vita” . Solo il docente, capace di rileggere la propria esperienza di vita e di crescere in umanità, può accompagnare il giovane in questo cammino.


2^ Asse: Il/la PROFESSIONISTA

Guardando al profilo del professionista si pensa ad un educatore capace di:

  • orientamento verso la qualità e il miglioramento continuo nella pratica della missione educativa e della disciplina di competenza;
  • attitudini alla comunicazione e al dialogo educativo e pedagogico come un’area fondamentale del suo lavoro;
  • lavoro in equipe con gli altri membri della comunità educativa

Il succitato documento, a proposito di questo tratto distintivo, così si esprime: “Uno dei requisiti fondamentali dell’educatore della scuola/FP cattolica è il possesso di una solida formazione professionale. La scadente qualità dell’insegnamento dovuta all’insufficiente preparazione professionale o all’inadeguatezza dei metodi pedagogici, si ripercuote inevitabilmente a danno dell’efficacia della formazione integrale dell’educando e della testimonianza culturale che l’educatore deve offrire. La formazione professionale dell’educatore non solo implica un vasto ventaglio di competenze culturali, psicologiche e pedagogiche, caratterizzate da autonomia, capacità progettuale e valutativa, creatività, apertura all’innovazione, attitudine all’aggiornamento, alla ricerca e alla sperimentazione, ma esige la capacità di fare sintesi tra competenze professionali e motivazioni educative, con una particolare attenzione alla disposizione relazionale oggi richiesta dall’esercizio sempre più collegiale della professionalità docente” .
Di qui la necessita di una formazione costante che permetta di mantenere, anzi di elevare sempre di più il livello iniziale di preparazione.

3^ Asse: Il CREDENTE

L’educatore che opera nella scuola/FP cattolica salesiana è chiamato a :

  • manifestare un’identità cristiana, cioè apertura alla trascendenza attraverso il messaggio di Gesù e del suo Vangelo;
  • collaborare nello sviluppo di un mondo migliore e più fraterno dove è possibile fare l’esperienza del Regno di Dio annunciato da Gesù Cristo;
  • assumere i valori propri dell’educazione salesiana, radicata nell’esperienza, apprendimento e assimilazione di un quadro di valori evangelici

Si giustifica qui il perché nella scuola/FP cattolica salesiana non possono essere perse di vista l’antropologia cristiana di riferimento e alcune sintesi essenziali che diventano i perni della formazione e dell’istruzione.
La sintesi cultura-vita: esprime l’impegno a leggere la realtà secondo l’occhio profetico di Dio, evitando ogni indottrinamento e qualsiasi forma di mediocrità e ignoranza. Tale sintesi si realizza nell’interazione tra stimolazioni ambientali, apporti disciplinari in particolar modo l’insegnamento della religione cattolica, attività formative promosse della scuola che non sono a latere, ma dentro la vita quotidiana, coinvolgimento nelle attività  del territorio, partecipazione ad azioni di volontariato e l’inserimento nella pastorale d’insieme .
La sintesi cultura-fede: viene operata attraverso l’integrazione dei diversi contenuti del sapere, dell’agire e del fare umano, specificati nelle varie discipline scolastiche e aree professionali, alla luce del messaggio evangelico.
La sintesi fede-vita: l’integrazione tra fede e vita richiede una struttura di personalità sufficientemente unificata intorno a i valori evangelici e fa sì che il riferimento a Gesù Cristo, facendosi progressivamente esplicito e interiorizzato si esprima nella mentalità, nella vita quotidiana, nella presenza comunitaria, nella spiritualità. Solo testimoniando questa integrazione nella propria persona, l’educatore insegna ciò che vive e vive ciò che insegna nella consapevolezza che “educare è educare sempre con ciò che siamo”.

4^ Asse: IL/LA SALESIANO/A

L’educatore inserito nella scuola/FP salesiana necessariamente:

  • assume e mette in pratica il progetto educativo-pastorale salesiano
  • sviluppa il lavoro educativo secondo lo stile pedagogico salesiano: lo stile del sistema preventivo
  • incarna nel quotidiano e vive con fedeltà la spiritualità salesiana

Non mi soffermo su questo aspetto, ma rimando alla relazione di Don Gianni che ha ampiamente sottolineato gli elementi essenziali perché i nostri ambienti educativi mantengano la loro identità salesiana.

Il profilo tracciato: sogno, utopia? Certamente un quadro di riferimento ideale, ma verso il quale siamo già incamminati e che vogliamo continuare a rendere sempre più vero, sempre più reale traducendo in realtà la consegna di Don Bosco: “io abbozzo, voi stenderete i colori”.
Un profilo che, per la sua realizzazione, esige formazione costante (e su questo oggi ci confronteremo), ma l’impegno nella e per la formazione nasce dalla convinzione che “la risorsa educativa più importante di una scuola/FP cattolica salesiana è rappresentata dagli insegnanti, dalla loro persona, dagli atteggiamenti mentali ed operativi che essi comunicano agli alunni con il loro modo di essere e di relazionarsi e dagli specifici insegnamenti che essi propongono”.

In tutti noi è chiara una consapevolezza che educare è una vocazione, una chiamata a servire il progetto più alto che si possa immaginare: formare la persona, far crescere credenti. Educare non è un mestiere, peggio ancora un passatempo; educare è una missione.
E  io mi auguro e vi auguro che questa missione la sappiate vivere con la forte soavità di S. Francesco di Sales, con l’allegria cristiana di S. Filippo Neri, con la benevolenza – amorevolezza di S. Giovanni Bosco, il quale ci ha lasciato l’intramontabile intuizione che “l’educazione è questione di cuore”!
Sr. Anna Razionale